Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un al-tro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscita-no, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

La parola che oggi Dio c’indirizza ci viene dal cuore dello stesso Giovanni Battista che, nella liturgia di domenica scorsa, ci ricordava la bellezza e la dinamicità della conversione.
Un uomo, il Battista, è coinvolto totalmente dal fascino e dalla forza dell’appello di Dio a partecipare al suo progetto nei confronti dell’uomo. Ora quell’uomo che aveva predicato che la libertà della persona nasce dal riconoscimento della verità, per aver servito a questa stessa ve-rità, si trovava incarcerato nelle segrete della fortezza di Erode. Da lì, da quel luogo di tenebre nessuno poteva avere molte speranze né prospettive; quell’oscurità era interrotta solo per a-scoltare l’ultima parola della vita, ma nonostante ciò l’eco di quanto stava succedendo fuori arrivò fino a lui. Come sempre, Dio giunge dove mai gli uomini penserebbero che possa arrivare. Dove meno si spera, anche là Dio si fa presente.

Si apriva per il Battista un quesito d’estrema importanza, maggiore della prigionia, mag-giore della sofferenza: se Gesù fosse effettivamente “Colui che doveva venire”, l’atteso. Tutto il resto era secondario. Le tenebre di quella cella sarebbero state irradiate da una nuova luce, la luce della speranza che trova il suo compimento. Il Messia avrebbe dato significato alla sua vi-ta, alla sua predicazione, al suo amore per la verità. Persino il rifiuto violento della verità da parte dei potenti avrebbe guadagnato significato...

Se morire senza ragione è terribile, ancora peggio è scoprire alla fine che la vita non eb-be senso, che tutto quanto fu fatto, detto, fermamente affermato, non significa più nulla. E’ il dramma che è riproposto sempre ad ogni uomo in maniera unica: il dramma al quale egli deve dare risposta prima che sia troppo tardi. Vivere senza senso è peggio che morire inutilmente. Giovanni aveva bisogno di sapere se la sua vita aveva avuto senso, se le sue parole e le sue azioni fossero state o no solo una “canna agitata dal vento” dalle circostanze, dalle frustra-zioni, dalle illusioni erette a livello di verità o momenti che preparavano l’evento da sempre atteso.

Sappiamo tutti, anche se lo allontaniamo dalla nostra considerazione quanto più possibile, che prima o poi verrà il momento in cui, da soli, dovremo vedere chi siamo, cosa abbiamo fatto e quello che lasciamo come bene prezioso per qualcuno. Quello può essere il momento di maggiore pace o d’irresistibile amarezza. Sapere chi era Gesù era importante per il Battista. Ancora è importante sapere chi è Gesù e, come per il Battista, Egli dirà a ciascuno chi veramente è. Dirà la verità tal e qual è. E’ questo che ci suggerisce la frase di Gesù: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete”; né opinioni, né congetture, la verità è obiettiva ed è offerta a tutti nella sua essenza.
Ancora una volta il Vangelo ci offre, nelle parole di Gesù, il grande tema della conversione, della disponibilità fondamentale al mondo che esiste al di là del nostro mondo ristretto. Di fatto chi ha acquisito la disposizione fondamentale che si manifesta nell’apertura e nell’accoglienza, nello scoprire “chi”, di fatto, è Gesù non resterà “scandalizzato” ossia impres-sionato, scosso da una realtà ben differente da quella immaginata. Noi “ci scandalizziamo” nella misura in cui ciò che vediamo è differente da quello che coltiviamo dentro di noi come valore o principio di vita. Chi ha coltivato nella sua vita la “disponibilità”, la “conversione” come valore sarà “beato”, felice nel vedere che il senso che ha dato alla sua vita corrisponde esattamente a ciò che è vero. Sì, perché anche davanti alla maniera nuova con la quale Dio – come fa sempre – si presenterà, anche in quel momento qualcuno capace di convertirsi, di aprirsi... ancora una volta si aprirà. Quest’uomo è beato perché verificherà una continuità tra tutte le sue scelte, le decisioni che nella vita gli costarono tanto per essere prese, sperimenterà il dischiudersi della propria vita.
La storia del Battista nel cubicolo scuro ci suggerisce una dinamica molto simile a ciò che l’Avvento ci propone: Gesù può dare significato a quello che, senza di Lui, non ha alcun significato. Riconoscere Gesù può senza dubbio fare differenza tra rabbia e pace, tra conflittualità latente nel nostro agire e l’armonia serena che sa anche convivere con l’ingiustizia, la sofferenza, l’oppressione causata dai potenti che venerano se stessi...

Ma la conversione non s’improvvisa, si costruisce con pazienza e nella ricettività, cioè nella capacità di ringraziare come per un dono le occasioni che Dio sempre ci offre affinché impariamo ad uscire da noi stessi. E ciò succede con gli imprevisti, le difficoltà, le incomprensioni ecc. Dio sa sempre come aiutarci ad apprendere l’arte della costante conversione. Chi si porrà in quest’atteggiamento vedrà realizzato in sé quello che con tanta fermezza dice Gesù: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap3, 20).
Dio viene, Gesù viene, non lascia senza risposta chi desidera conoscere il senso della sua vita, anche tra i tormenti e le tribolazioni causati dai potenti che promuovono se stessi.
Dio viene, Gesù viene, non lascia senza risposta chi chiede aiuto agli altri e confida nella propria testimonianza, come fece il Battista, liberandosi dalla tentazione di piangere su se stesso.
Dio viene, Gesù viene, non lascia senza risposta chi ha il cuore sempre proiettato al di là di ciò che prova, fiducioso che la promessa che Dio fa sarà mantenuta.
Che questi giorni d’Avvento facciano rivivere in noi la certezza della fedeltà di Dio che viene incontro alle nostre più profonde aspettative, che viene ad incontrarci anche nei luoghi più reconditi e nella solitudine più profonda.
Dio ti benedica.
Padre Carlo